Il “Piano Roma Notte” presentato dal Campidoglio contiene certamente alcuni elementi condivisibili: più luce, più mobilità, più presenza nei quartieri della movida. Vista la serietà del tema, perché affidare parte del presidio notturno a figure come gli “street tutor”?

Roma ha bisogno di più sicurezza urbana, soprattutto nelle ore notturne. Ed è positivo che finalmente il tema venga affrontato con un piano strutturato che interviene su illuminazione, trasporti, videosorveglianza e presidio del territorio. Il “Piano Roma Notte” presentato dal Campidoglio contiene certamente alcuni elementi condivisibili: più luce, più mobilità, più presenza nei quartieri della movida.

Ma proprio perché il tema è serio, occorre evitare ambiguità. E una domanda oggi appare inevitabile: perché, mentre si parla di sicurezza urbana, si sceglie di affidare parte del presidio notturno a figure come gli “street tutor” invece di valorizzare operatori della sicurezza privata già formati, regolamentati e professionalmente qualificati?

Nel piano del Comune si prevede infatti la creazione di una rete di fino a 150 tutor urbani, dislocati in circa 50 punti della città, con funzioni di assistenza, mediazione e presidio nei luoghi della movida. Il bando sarà rivolto agli enti del terzo settore.

Ed è qui che si apre un tema che non può essere eluso. Qual è il rapporto di lavoro di questi tutor con il Comune di Roma? Quale contratto collettivo verrà applicato? Quali requisiti professionali saranno richiesti? Quale formazione specifica avranno per operare in contesti notturni spesso caratterizzati da tensioni, abuso di alcool, conflittualità e rischio aggressioni? Quali saranno i limiti operativi del loro intervento? E soprattutto: chi garantirà che non si crei confusione tra attività di mediazione sociale e attività che, nei fatti, incidono sulla sicurezza urbana?

Sono domande legittime. E sono domande che riguardano non solo il settore della sicurezza privata, ma anche i cittadini.

Nel nostro Paese esiste già una filiera professionale della sicurezza privata regolamentata da norme precise, autorizzazioni prefettizie, formazione obbligatoria e controlli rigorosi. Le Guardie Particolari Giurate e gli addetti ai servizi di controllo, che, ricordiamolo, sono profili professionali regolamentati, svolgono quotidianamente attività di presidio, prevenzione, gestione dei addetti ai flussi, controllo accessi, supporto alla sicurezza urbana e tutela delle infrastrutture sensibili. Operano nel rispetto di regole chiare, con responsabilità definite e percorsi professionali strutturati.

Non si comprende allora perché, davanti alla necessità di rafforzare la sicurezza notturna di una grande capitale europea, si preferisca introdurre figure dai contorni ancora indefiniti anziché valorizzare professionalità già esistenti e immediatamente operative.

Il rischio è duplice.

Da un lato si rischia di scaricare su volontariato, terzo settore o operatori para-professionali responsabilità che richiedono competenze specifiche e capacità di gestione del rischio. Dall’altro si rischia di svilire il ruolo di un intero comparto – quello della sicurezza privata – che da anni investe in formazione, tecnologia e professionalizzazione.

La sicurezza urbana non si improvvisa. Non basta una pettorina per gestire situazioni complesse nelle notti delle grandi città.

Lo stesso piano del Campidoglio riconosce che la notte concentra “la percezione di insicurezza” e che servono presidi nei luoghi più critici della movida.
Ma allora occorre avere il coraggio di dire che il presidio del territorio richiede competenze, esperienza operativa e personale formato.

ASSIV non chiede sovrapposizioni con le Forze dell’Ordine, il cui ruolo resta centrale e insostituibile. Chiede però che venga riconosciuto il valore di una sicurezza privata qualificata, regolamentata e già presente sul territorio. Una filiera che può e deve essere parte integrante delle politiche di sicurezza urbana moderne.

Perché una città più sicura non si costruisce moltiplicando figure ibride dai contorni incerti. Si costruisce valorizzando professionalità vere, responsabilità chiare e competenze certificate.

Leggi l’articolo sull’Huffington Post

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