Nell’intervista ad ASSIV, il deputato del Partito Democratico Andrea Casu affronta il tema della sicurezza a tutto campo: dalle nuove minacce geopolitiche alla cybersicurezza, dalla protezione delle infrastrutture critiche alla sicurezza dei territori, fino al ruolo della vigilanza privata in un modello sempre più integrato di collaborazione tra pubblico e privato.
La crisi in Medio Oriente dimostra ancora una volta come la sicurezza nazionale sia strettamente legata agli equilibri internazionali. Quali sono oggi le principali sfide che l’Italia è chiamata ad affrontare?
La crisi in Medio Oriente ci ricorda che la sicurezza non è più un tema confinato entro i confini nazionali. Le tensioni geopolitiche, le minacce terroristiche, la stabilità delle catene energetiche e commerciali, la sicurezza cibernetica e la protezione delle infrastrutture strategiche sono ormai elementi strettamente interconnessi. L’Italia deve affrontare almeno tre grandi sfide. La prima è la tutela della sicurezza dei cittadini e degli interessi nazionali ed europei in un contesto internazionale sempre più instabile. La seconda riguarda la resilienza del nostro sistema economico e infrastrutturale, che deve saper resistere a crisi energetiche, cyberattacchi e campagne di disinformazione. La terza è la difesa della coesione sociale, perché le minacce contemporanee puntano spesso a generare paura, frammentazione e sfiducia nelle istituzioni democratiche. La risposta non può essere quella della chiusura o dell’isolamento. Serve invece un’Italia e un’Europa più forte, unita e democratica capace di investire insieme nella prevenzione, nell’intelligence, nella cooperazione internazionale e nella sicurezza dei territori.
Le minacce odierne sono sempre più ibride e coinvolgono terrorismo, cybersicurezza e protezione delle infrastrutture critiche. Come ritiene che debba evolvere il sistema italiano della sicurezza?
Dobbiamo abbandonare una visione novecentesca della sicurezza. Oggi un cyberattacco può provocare danni paragonabili a quelli di un’aggressione fisica se non superiori, così come la disinformazione può minacciare la tenuta democratica delle nostre comunità. Per questo serve un sistema di sicurezza integrato, che rafforzi il coordinamento tra Forze dell’Ordine, intelligence, istituzioni locali, strutture di protezione civile e operatori specializzati. La sicurezza non si costruisce soltanto aumentando le sanzioni: si costruisce investendo sulle persone, sulle tecnologie, sulla formazione e sulla capacità di prevenire le minacce prima che si manifestino.
Occorre inoltre accelerare gli investimenti sulla cybersicurezza, sulla protezione delle infrastrutture critiche materiali e digitali e sul rafforzamento degli organici delle Forze dell’Ordine, che rappresentano il primo presidio dello Stato sul territorio. In questo scenario sarà sempre più importante costruire una cultura della sicurezza diffusa, che coinvolga anche imprese e cittadini.
Il Partito Democratico governa moltissimi territori. Quale ruolo possono svolgere gli Istituti di Vigilanza Privata nel sostenere le amministrazioni locali nel controllo del territorio e per aumentare la percezione di sicurezza nei cittadini?
I sindaci e gli amministratori locali conoscono bene una verità spesso ignorata nel dibattito politico: la sicurezza è fatta prima di tutto di presenza, ascolto e conoscenza del territorio. Il Partito Democratico ha sempre sostenuto la necessità di politiche integrate che affianchino ai presidi di legalità interventi sociali, educativi e di rigenerazione urbana.
In questo quadro gli Istituti di Vigilanza Privata possono rappresentare un importante soggetto complementare rispetto alle funzioni proprie delle Forze dell’Ordine. Attraverso servizi di vigilanza, monitoraggio, controllo di siti sensibili, tutela del patrimonio pubblico e privato e supporto ai sistemi di sicurezza urbana, contribuiscono concretamente ad accrescere la percezione di sicurezza e a garantire una presenza capillare sul territorio.
Naturalmente occorre sempre mantenere una chiara distinzione di ruoli e competenze: la sicurezza pubblica resta una responsabilità dello Stato. Tuttavia, una collaborazione efficace e ben regolamentata tra amministrazioni, Forze dell’Ordine e operatori della vigilanza privata può produrre benefici significativi per le comunità locali.
La sicurezza richiede sempre più una collaborazione tra istituzioni e soggetti privati. Ritiene che sia arrivato il momento di riconoscere alla vigilanza privata un ruolo ancora più centrale nelle politiche nazionali di sicurezza?
Credo che sia arrivato il momento di aprire una riflessione seria e pragmatica sul contributo che il comparto della vigilanza privata può offrire al sistema-Paese.
Parliamo di un settore che impiega oltre centomila lavoratrici e lavoratori, che opera ogni giorno nella protezione di infrastrutture, imprese, servizi essenziali e luoghi sensibili. Una realtà che negli anni ha sviluppato professionalità, competenze tecnologiche e capacità operative che meritano attenzione e valorizzazione.
Un ruolo più centrale non significa sostituzione delle funzioni pubbliche, ma maggiore integrazione nei modelli di sicurezza partecipata, una più stretta collaborazione con le istituzioni e un migliore riconoscimento delle competenze professionali del settore. In una società sempre più complessa, la sicurezza è il risultato di una rete di soggetti che operano in modo coordinato e responsabile.
Quale messaggio desidera rivolgere agli imprenditori e alle oltre centomila donne e uomini della vigilanza privata e dei servizi di sicurezza che ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, contribuiscono concretamente alla tutela del sistema Paese?
Vorrei anzitutto rivolgere un sincero ringraziamento. La sicurezza di una comunità si misura anche attraverso il lavoro silenzioso di chi, giorno e notte, garantisce protezione, vigilanza e continuità operativa a infrastrutture, aziende, luoghi pubblici e servizi essenziali. È un impegno che troppo spesso resta lontano dai riflettori ma che rappresenta una componente fondamentale della vita del Paese.
Alle imprese del settore voglio dire che il futuro della sicurezza richiederà sempre più innovazione, qualità e investimenti nelle persone. Alle lavoratrici e ai lavoratori desidero esprimere rispetto e riconoscenza per la professionalità con cui svolgono un compito delicato e spesso complesso.
La sicurezza non è uno slogan elettorale. È un bene pubblico che si costruisce ogni giorno attraverso il lavoro, la competenza e la collaborazione tra istituzioni, operatori e cittadini. E voi siete una parte importante di questa responsabilità condivisa.
Dalle nuove minacce alla cybersicurezza, dalla protezione delle infrastrutture critiche alla sicurezza dei territori: Andrea Casu (PD) affronta il ruolo della vigilanza privata in un sistema di sicurezza sempre più integrato e condiviso.
