Un comparto strategico che rischia di pagare un prezzo altissimo all’aumento dei costi energetici e dei carburanti
di Maria Cristina Urbano
Mentre il dibattito pubblico continua a concentrarsi sugli effetti del caro energia sull’industria manifatturiera e sulle famiglie, esiste un comparto strategico che rischia di pagare un prezzo altissimo all’aumento dei costi energetici e dei carburanti: quello della vigilanza privata e dei servizi fiduciari. Si tratta di un settore che garantisce ogni giorno la sicurezza di infrastrutture critiche, ospedali, aeroporti, porti, reti energetiche, aziende e pubbliche amministrazioni. Un servizio essenziale per il funzionamento del Paese che tuttavia presenta una peculiare fragilità economica: margini estremamente contenuti e una forte rigidità contrattuale.
Le imprese della vigilanza operano infatti attraverso migliaia di pattuglie mobili che percorrono quotidianamente milioni di chilometri. Il costo del carburante rappresenta quindi una voce fondamentale del conto economico. A questo si aggiungono l’energia necessaria per le centrali operative, i sistemi di videosorveglianza, i centri di controllo remoto, le infrastrutture informatiche e i servizi di teleallarme. Quando aumentano simultaneamente il prezzo dell’energia e quello dei carburanti, le aziende del comparto si trovano strette in una morsa: da una parte crescono i costi operativi, dall’altra rimangono spesso bloccati i corrispettivi contrattuali, soprattutto negli appalti pubblici pluriennali.
Negli ultimi anni il governo è intervenuto più volte per attenuare gli effetti delle crisi energetiche sulle imprese attraverso crediti d’imposta, misure di sostegno alla liquidità, riduzioni degli oneri di sistema e strumenti finalizzati a contenere il costo dell’energia. Si tratta di interventi importanti che hanno consentito a molte imprese di superare le fasi più acute dell’emergenza. Tuttavia, la loro efficacia per il settore della vigilanza privata è stata inevitabilmente limitata. Le imprese di sicurezza, infatti, non appartengono al mondo energivoro tradizionalmente inteso e quindi spesso non rientrano tra i principali beneficiari delle misure più incisive. Eppure la combinazione di carburanti, mobilità operativa e utilizzo intensivo di tecnologie rende queste aziende fortemente esposte alle oscillazioni dei prezzi energetici.
Parallelamente, il legislatore ha rafforzato gli strumenti di revisione prezzi nei contratti pubblici. Le recenti linee guida del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti hanno chiarito l’applicazione dell’articolo 60 del Codice dei Contratti Pubblici negli appalti di servizi e forniture, ponendo l’accento sulla necessità di preservare l’equilibrio economico del contratto durante la sua esecuzione. Tali orientamenti riguardano espressamente anche i servizi di vigilanza e sicurezza. Si tratta di un passo in avanti significativo perché riconosce un principio fondamentale: non è possibile pretendere la medesima prestazione economica quando mutano radicalmente le condizioni di mercato che avevano determinato l’offerta iniziale.
Nonostante questi sviluppi, il problema resta aperto. Nel comparto della vigilanza privata il costo del lavoro rappresenta la principale componente di spesa, ma il carburante costituisce l’elemento che più rapidamente può erodere la marginalità. Un aumento anche limitato del prezzo del gasolio si traduce immediatamente in un incremento dei costi delle ronde ispettive, del pronto intervento e dei servizi di pattugliamento. Molti contratti pubblici e privati sono inoltre stati aggiudicati in condizioni economiche profondamente diverse rispetto a quelle attuali. Le imprese rischiano pertanto di essere costrette a svolgere servizi in perdita, con conseguenze che possono riflettersi sugli investimenti, sulla capacità di innovazione e persino sulla tenuta occupazionale. Il paradosso è evidente: si chiede alle imprese di sicurezza di garantire standard sempre più elevati, investire nella cybersecurity, nella videosorveglianza intelligente e nell’intelligenza artificiale, ma senza assicurare un adeguato riequilibrio dei costi sostenuti.
L’esperienza maturata nel settore delle opere pubbliche offre uno spunto interessante. Durante la crisi delle materie prime, il legislatore ha introdotto meccanismi straordinari di compensazione per far fronte all’esplosione dei costi dei materiali da costruzione. L’obiettivo era evitare il blocco dei cantieri e la crisi delle imprese appaltatrici. Oggi potrebbe essere opportuno ragionare su una misura analoga per i servizi ad alta intensità energetica e logistica, tra cui la vigilanza privata. L’ipotesi potrebbe prevedere: un fondo straordinario destinato alla compensazione degli incrementi eccezionali dei costi energetici e dei carburanti; l’introduzione di meccanismi automatici di adeguamento dei corrispettivi negli appalti pubblici di vigilanza; l’utilizzo di indicatori ISTAT specifici per misurare l’andamento delle principali voci di costo dei servizi di sicurezza; procedure semplificate per il riconoscimento delle compensazioni alle imprese che dimostrino significative variazioni dei costi operativi. Gli strumenti di revisione previsti dal Codice già consentono di utilizzare indici di prezzi, servizi e retribuzioni per i contratti di servizi e forniture. Una misura di questo tipo non rappresenterebbe un privilegio settoriale, ma un intervento di salvaguardia volto a garantire la continuità di servizi essenziali per la sicurezza collettiva. La discussione sul caro energia, infatti, non può essere limitata alle imprese industriali. Esiste una vasta economia dei servizi che contribuisce alla competitività del Paese e che rischia di essere penalizzata da dinamiche spesso sottovalutate.
Il settore della vigilanza privata ne è forse l’esempio più evidente. Sicurezza, mobilità, tecnologia ed energia sono ormai elementi strettamente connessi. Se aumenta il costo di questi fattori senza adeguati meccanismi di compensazione, la sostenibilità economica dei servizi viene inevitabilmente compromessa. Per questo motivo il dibattito sulla revisione dei prezzi negli appalti pubblici dovrebbe compiere un ulteriore passo avanti: riconoscere che, accanto al “caro materiali”, esiste oggi un vero e proprio “caro energia e carburanti dei servizi”. Ignorarlo significherebbe rischiare il progressivo indebolimento di un settore che rappresenta un presidio indispensabile per la sicurezza delle imprese, delle infrastrutture e dell’intero sistema Paese.

