La proposta di legge C. 2740 prova a intervenire su diversi punti critici, ripristinando la procedibilità d’ufficio, rafforzando i piani di prevenzione coordinati dalle prefetture, semplificando le modalità di denuncia e introducendo strumenti di monitoraggio e finanziamento dedicati
La sicurezza urbana è tornata con forza al centro del dibattito pubblico. La proposta di legge C. 2740, a prima firma dell’onorevole Marianna Ricciardi, affronta in modo esplicito il tema dei furti con destrezza nelle aree a maggiore afflusso di persone, uno dei fenomeni che più incidono sulla percezione quotidiana di insicurezza nelle grandi città italiane.
La sicurezza urbana è tornata con forza al centro del dibattito pubblico. La proposta di legge C. 2740, a prima firma dell’onorevole Marianna Ricciardi, affronta in modo esplicito il tema dei furti con destrezza nelle aree a maggiore afflusso di persone, uno dei fenomeni che più incidono sulla percezione quotidiana di insicurezza nelle grandi città italiane.
I dati confermano che non si tratta di un allarme infondato. Il 59° Rapporto Censis restituisce un quadro chiaro e preoccupante, descrivendo città sempre più fragili e cittadini che si sentono meno protetti: oltre il 73% dei residenti nei grandi centri urbani dichiara di essere stato almeno una volta vittima o testimone di un episodio percepito come pericoloso. Non si tratta soltanto di furti e borseggi: il Censis segnala una diffusione significativa di rapine, aggressioni, risse, molestie e violenze, fenomeni che contribuiscono a deteriorare la qualità della vita e la fiducia nello spazio pubblico. In questo scenario, i furti con destrezza rappresentano una componente rilevante ma non esclusiva di un fenomeno più ampio. Roma e Milano rappresentano esempi emblematici: agli elevati numeri dei borseggi si affiancano dati preoccupanti su rapine in strada ed episodi di violenza, soprattutto nei luoghi più frequentati, nei nodi di trasporto e nelle aree a vocazione turistica. Anche quando le statistiche registrano lievi flessioni, la percezione di insicurezza resta elevata. È il segnale di un problema che non può essere letto solo in termini numerici, ma che chiama in causa l’efficacia delle regole e la capacità dello Stato di presidiare concretamente il territorio.
In questo quadro, il regime giuridico vigente ha mostrato limiti evidenti. La procedibilità a querela per il furto con destrezza ha spesso reso difficile intervenire con tempestività ed efficacia, soprattutto quando le vittime sono turisti o persone non residenti, che raramente riescono a sporgere denuncia immediata. In molte realtà urbane questo ha alimentato una pericolosa percezione di impunità, favorendo fenomeni seriali e organizzati.
La proposta di legge C. 2740 prova a intervenire su questi punti critici, ripristinando la procedibilità d’ufficio, rafforzando i piani di prevenzione coordinati dalle prefetture, semplificando le modalità di denuncia e introducendo strumenti di monitoraggio e finanziamento dedicati. Un impianto che riconosce una verità spesso trascurata: la sicurezza urbana non è solo repressione, ma anche organizzazione, coordinamento e chiarezza normativa.
È in questa logica che si inserisce l’intervento sull’articolo 9, relativo allo status giuridico delle guardie giurate. Parliamo di professionisti che, ogni giorno, operano per la tutela di beni pubblici e privati e che dal 2008 rivestono la qualifica di incaricati di pubblico servizio. La proposta non stravolge l’assetto esistente, ma lo rende più chiaro ed efficace: quando le guardie giurate operano presso enti pubblici o su richiesta dell’autorità di pubblica sicurezza per attività di accertamento o repressione dei reati sui beni affidati, viene riconosciuta la qualifica di pubblici ufficiali e il ruolo di agenti ausiliari di pubblica sicurezza.
Non è una rivoluzione, ma un chiarimento necessario. L’articolo 139 del TULPS e una giurisprudenza consolidata già prevedono e riconoscono queste funzioni. Adesso però la previsione normativa intende definire in maniera chiara lo status giuridico della Guardia che si trovi nelle situazioni descritte, consentendo, con questo, una migliore elaborazione di quei piani strutturali per la repressione dei furti con destrezza che il Prefetto dovrebbe adottare nelle aree sensibili del territorio.
Come ASSIV, valutiamo positivamente il ritorno a una visione organica della sicurezza urbana. Le criticità emerse negli ultimi anni e le difficoltà segnalate quotidianamente dagli operatori dimostrano che sicurezza reale e sicurezza percepita viaggiano insieme e dipendono anche dalla credibilità delle norme e dalla loro concreta applicazione. La vigilanza privata, inserita in un quadro regolatorio rigoroso e già oggi essenziale per la protezione di infrastrutture, trasporti e luoghi pubblici e privati, può e deve essere parte della risposta al crimine predatorio.
Per queste ragioni, ASSIV segue con attenzione l’iter parlamentare della proposta di legge C. 2740 e conferma la piena disponibilità a partecipare a ogni sede di confronto, audizione o tavolo tecnico che Parlamento e Governo vorranno attivare. La sicurezza è un bene comune e, come tale, va costruita insieme.

